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Loperazione UNITI PER LA VITA ONLUS è iniziata a tutti gli effetti nel Novembre del 1992 con 10 adozioni a distanza, dietro richiesta di Don Marcello, lallora parroco del Pro Menor Dom Bosco di Manaus in Brasile: grazie al suo impegno e a quello della volontaria Angela Crippa fino al 1997 si ottennero buonissimi risultati. Nel 1997, vennero però spostati sia Don Marcello, da Manaus a Porto Velho, sia la signora Angela che decise di andare in Mozambico; questo complicò ulteriormente gli aiuti umanitari portati avanti dallassociazione. Si è andati avanti a fatica nei successivi 3 anni fino al 2000: in seguito ad ulteriori difficoltà sorte in loco, venne deciso di lasciare definitivamente lopera.
Un anno prima però, nel 1999, loperazione si affianca ad unaltra che offre accoglienza ai meninos de rua (ragazzi di strada) nella cittadina di Pirapozinho, a circa 500Km dalla capitale S.Paolo in Brasile: la Casa do Menor, condotta dalle suore Francescane della penitenze e della carità. Esisteva già listituto Casa do Menor come luogo dove venivano accolti i ragazzi bisognosi ma mancavano i rapporti con le famiglie ed un aiuto più continuo ed efficace per lattuazione dei piani di recupero dei ragazzi disadattati. A quel punto si iniziò nel febbraio del 2000 con 39 adozioni e la costruzione di nuove case abitabili smantellando quelle vecchie. Successivamente venne costruita una palestra dove i ragazzi potevano rifugiarsi quando pioveva o faceva molto caldo, la Salao-Palestra Ada sorta in memoria di una ragazzina di 14 anni di Arese scomparsa a causa di un grave incidente stradale, nel 1997. Nel Settembre del 1997 le adozioni raggiunsero il numero di 100 e la città di Arese, iniziò a conoscere e stimare lopera, fino ad arrivare nel dicembre del 2000 in cui le adozioni arrivarono a quota 220; le famiglie coinvolte erano oltre 200 e non solo in Italia, ma anche in Francia e Germania.
Ora le adozioni a distanza dellassociazione sono ormai una realtà affermata e concreta, che aiutano ogni giorno bambini e famiglie disadattate in stato di povertà: i ragazzi vengono seguiti e curati con amore, gli viene insegnato a leggere, scrivere, comunicare con gli altri ragazzi e praticare delle attività costruttive per il loro futuro. Molti sono i progetti che si pensa di intraprendere o di portare avanti dalla costruzione di una seconda opera, la Fondazione Don Bosco, dove verranno accolti i ragazzi dai 14 ai 18 anni e insegnato loro un lavoro una volta usciti dalla Casa do Menor, a nuove case abitabili per le famiglie dei ragazzi adottati. Da pochi mesi inoltre, lassociazione è diventata ONLUS.
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